Regia di Stefano Bisulli, Roberto Naccari.
Il primo maggio del 1968 un ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, proclama uno stato indipendente su una piattaforma in ferro da lui stesso costruita sei
miglia al largo di Rimini, in acque internazionali. Nei mesi successivi, quel tratto di mar Adriatico di fronte a Torre Pedrera è al centro di un caso
internazionale. L’impresa di Giorgio Rosa suscita da una parte grandi timori, dall’altra sogni e speranze. Giornali e televisioni di mezzo mondo mandano i loro giornalisti a Rimini per indagare sulla neonata repubblica. I turisti intanto fanno la fila per salire sulle imbarcazioni a vela che organizzavano le
gite in mare attorno alla piattaforma. La lingua ufficiale adottata è l’ Esperanto e proprio  in esperanto vengono contrassegnati i francobolli emessi dall’Isola delle rose o, meglio, dal Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj.

Nel corso di quell’estate del 1968 anche il parlamento italiano discute due interrogazioni presentate su quello che viene definito “il caso dello stato burletta nato nelle acque dell’Adriatico”. A un paio di mesi dalla proclamazione dell’indipendenza, le forze militari italiane occupano la piattaforma e proclamano lo stato di “embargo”. Ogni tentativo di Giorgio Rosa di salvare la piattaforma e il suo sogno si rivelano vani. A Rimini arrivano gli uomini della marina militare e, nel febbraio del 1969, l’isola scompare in mare.