di Elisa Mereghetti e Marco Mensa (2017, Prod. ETHNOS)

La storia dello scenografo Uberto Bertacca (Viareggio, 1936) è fatta di lavoro e creatività, passione e intuizione, artigianalità e immaginazione. Un percorso artistico che, nell’arco di oltre quarant’anni, ha toccato tutti i momenti fondamentali del Teatro italiano: dalla prosa, all’opera lirica, alla commedia musicale. Con incursioni nel cinema, nella televisione, persino al Festival di Sanremo, e collaborazioni all’estero, in Francia, Spagna, Germania, Olanda. Scenografie visionarie, provocatorie, sempre un passo avanti, che hanno lasciato il segno. E che in molti casi hanno fatto storia. Come i grandi registi con cui Bertacca ha collaborato: da Luca Ronconi (indimenticabili le scene dell’Orlando Furioso del 1969), a Giancarlo Sepe, da Garinei e Giovannini a Peter Del Monte, da Giuseppe Patroni Griffi a Attilio Corsini e a Mauro Bolognini, per citarne solo alcuni. Oggi Bertacca, un uomo dal carattere schivo e volitivo, che ha sempre rifuggito la notorietà, ha deciso di vivere la sua “terza età” lontano dai riflettori in una piccola cittadina della Tunisia. Qui la luce, il mare, il vento, e la semplicità di chi gli vive accanto creano per lui una nuova ambientazione, in cui l’artista che tra specchi, scatole nere, geometrie oniriche ha saputo creare la magia della realtà scenica, si guarda ancora una volta allo specchio, interrogandosi sul senso di una vita.

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